La storia

Dalle origini fino ai nostri giorni

IL COMMERCIO DELLA NEVE

Tutto ha inizio nei primi anni del XVII secolo nelle montagne di Aritzo, località "Funtana cungiada", ingenti schiere di uomini chiamati "niargios" conservavano le nevi invernali all'interno delle "domos de su nie", pozzi larghi dai 7 ai 14 metri, profondi 3-4 metri e sovrastati da muretti a secco, situati in punti strategici dove la neve veniva ammassata dal vento, semplificando dunque il loro riempimento. Queste, una volta riempite, venivano ben coibentate con felci, paglia e terra, e la neve al suo interno poteva conservarsi per quasi un anno. La neve acquistava una forma più compatta e durante il periodo estivo veniva commercializzata per tutta l' isola sotto forma di grossi blocchi.

LA NASCITA DELLA CARAPIGNA

Il business della neve diviene presto privativa di stato e nel 1636 tre imprenditori aritzesi ottengono la concessione reggia da Re Filippo IV per la provvista della città di Cagliari. Gli addetti ai trasporti erano i cavallanti: la neve, estratta dalla neviera, veniva caricata sui carri e coibentata con la paglia per evitarne lo scioglimento durante i lunghi tragitti, spesso notturni. Le destinazioni principali delle cariche di neve erano le pubbliche rivendite della città di Cagliari e in particolare la Corte Viceregia, dove si pensa che alcuni cavallanti intorno alla metà del 1600 abbiano appreso le tecniche di preparazione della Carapigna.

DALLA NEVE AL GHIACCIO

Intorno al 1800 operai e cavallanti addetti al commercio della neve si trovano in condizioni di estremo sfruttamento, iniziano le lamentele e le richieste di aumenti. I cavallanti si rifiutano sempre più spesso di effettuare il trasporto della neve e preferiscono rifornire centri più vicini o destinarlo alla preparazione della carapigna. Dopo il 1850 l'appalto per il commercio non viene rinnovato e il commercio della neve prosegue a opera di privati al solo scopo di rifornire i carapigneris che durante l'estate vendevano il loro prodotto durante le feste paesane del campidano. Lo sfruttamento delle neviere prosegue sino alla fine del 1800 quando le prime importazioni di ghiaccio dalla Norvegia e l' apertura nel 1903 della fabbrica di ghiaccio di Marzullo e Deidda a Cagliari resero anti economica la gestione degli impianti di raccolta. Gli stessi carapigneris preferiscono il ghiaccio artificiale che grazie alle ferrovie riuscivano facilmente a trasportare su tutta la Sardegna centro meridionale. Con il tempo e con le crisi economiche delle due grandi guerre i consumi di carapigna iniziano a scemare al punto da ridurre drasticamente il numero di carapigneris di Aritzo a due sole famiglie, Onano e Mameli.

LA NOSTRA FAMIGLIA
DALLA BARBAGIA AL CUORE DELLA MARMILLA

Intorno agli anni '50 Salvatore Pranteddu (Tiu Liteddu) e Antonio Paba ereditano le sapienti doti artigiane rispettivamente da Tiu Tanu Onano (Sebastiano Onano) e Tiu Mameli, e stringono al contrario dei loro predecessori una forte collaborazione che ancora oggi unisce le due famiglie grazie a Rinaldo Pranteddu e Gianfranco Paba. Svincolati dalla montagna, con l'obbiettivo di minimizzare i lunghi tragitti, anticamente percorsi con carri e cavalli, necessari a raggiungere le principali feste e sagre del campidano, nel 1953 Salvatore Pranteddu si trasferisce con la sua famiglia a Tuili. Qui continua a tener viva l'antica tradizione portando la carapigna per le piazze della Sardegna con la costante collaborazione dei Paba. Sa parada de is carapigneris era sino a non molti anni fa una delle più attese e frequentate al punto che i carapigneris venivano spesso ospitati durante le feste dal parroco, dal sindaco o da altre autorità del paese. E' curioso sapere che con il trasferimento dei Pranteddu a Tuili e dei Paba a Cagliari, nella capitale della carapigna, Aritzo, vengono a mancare gli unici carapigneris all' epoca ancora in attività, tanto da essere sempre i Pranteddu e i Paba i protagonisti delle primissime sagre della carapigna risalenti ai primi anni '80.